La psiche, gli affetti, la vita e i fatti di un grande intellettuale: Benedetto Croce

                                                                                  


Questo breve studio ha avuto la ventura e l’onore di essere utilizzato e citato da Emma Giammattei, professore emerito di letteratura italiana a Napoli, e una delle maggiori studiose italiane di Croce, nel suo bel volume Il Redivivo – Benedetto Croce e il quaderno segreto (Hoepli, 2024). La cosa mi ha fatto particolare piacere per il valore dell’autrice, ma anche perché come è noto nell’ambiente universitario, spesso con buone ragioni, l’astrologia gode di pessima fama, e anzi direi che è vista come il fumo negli occhi. Ci è voluta dunque l’intelligenza e l’apertura mentale della Giammattei per “sdoganarla”, come si dice oggi, in un ambiente in cui facilmente si confonde l’astrologia di ricerca con quella da rotocalco.

 La storia della mia vita, scrisse Benedetto Croce di sé, è la storia della mia bibliografia. Analizzare dal punto di vista astrologico la sua vicenda umana è dunque soprattutto stabilire un rapporto fra il suo pensiero, i suoi atti intellettivi, e i caratteri psichici indicati dal suo quadro astrale. Comprendere cioè in che modo, attraverso il medium di una psiche, una vicenda cosmica si è tradotta in linguaggio, in un’entità immateriale e astratta o, come forse lui si sarebbe espresso, spirituale.

Croce nacque fra le montagne chiuse e nevose dell’Abruzzo, ma presto la risonanza cosmica nettuniana, lunare, pescina, cancerina, lo condusse al mare di Napoli, città pelagica, aperta e solare,

dove visse gran parte della sua vita e produsse gran parte delle sue opere.

Certo i modi della “napoletanità” di Croce sono peculiari, nel Contributo alla critica di me stesso racconta addirittura una città di eruditi e archivisti, contrapposta a una Roma esteriore e mondana. In qualche modo la sua è una Napoli dentro Napoli, una Napoli sotterranea e ctonia.

Lo sradicamento dal luogo delle origini e il disorientamento prodotto dal suo precoce orfelinato, sono comunque chiaramente leggibili nell’opposizione dell’entropico e disgregante Nettuno alla IV casa, quella appunto delle radici e della famiglia.

Nel suo tema natale, individuiamo un insieme di dominanti piuttosto netto e definito: una “materia psichica”, indicata dai segni prevalenti, quasi esclusivamente acquea, con 3 astri in Pesci, e la Luna e l’Ascendente in Cancro, oltre che Saturno in Scorpione; una concentrazione di elementi nella casa IX, quella dell’elevazione, del lontano, dell’idealismo e la spiritualità, e intorno all’asse I-VII, quello dell’opposizione io-altro; 3 nette dominanti planetarie: Giove e Nettuno, domiciliati a loro volta nei Pesci, e la Luna, che governa il Cancro. A legare attraverso ampi aspetti armonici i vari elementi, il razionale Saturno.

Un tema così “liquido”, potrebbe essere indubbiamente vissuto in modalità piuttosto diverse, e in qualche modo farebbe pensare a una personalità plastica, poco strutturata, dominata dagli affetti e l’immaginazione più di quanto non ci appaia quella di Croce. Dovremo quindi da una parte cercare di far tornare i conti astrologici, dall’altra evitare forzature a posteriori.

 Si può innanzitutto osservare che tutti gli elementi oroscopici  possono essere fatti convergere, ed essere riportati alla questione etica che dominò il suo pensiero e la sua vita. Fra i 2 governatori dei Pesci, che per quantità presentano nel tema uguale rilevanza, dobbiamo eleggere Giove come prima dominante, o meglio distinguere fra un Giove, astro dell’espansione, della costruttività, della socialità, della norma e il contratto fra gli uomini (VII casa), che prevale sul piano sociale, politico e in generale esistenziale, e un Nettuno – significatore della dissoluzione e la destrutturazione, dell’immateriale, dell’ideale, del tutto o nulla, della follia e del misticismo, degli oceani e i gas - che produce il Croce idealista e spiritualista. Bisogna però postulare anche un Nettuno, peraltro collocato generazionalmente nel poco congeniale Ariete,  per alcuni versi inespresso, non vissuto. Apparentemente  il disordine nettuniano è stato espunto dalla vita di Croce, paziente, metodico e diligente funzionario del pensiero, insofferente a esoterismi e misticismi (scrive addirittura di un “microbio del misticismo”), come dal suo procedere nella vita, pubblica e privata,  assennato e concreto, e dalla sua logica consequenziale e solida. Sordo fra l’altro, pare, alla musica, linguaggio peculiarmente pescino. Ma così come Croce scrisse di sé di essere nato in Italia come uomo e nel cosmo come filosofo, si può dire che egli sia nato sotto il segno di Giove come uomo e sotto quello di Nettuno come filosofo. Già l’idealismo e il soggettivismo alla base della sua filosofia parlano un linguaggio pescino (come nel consanguineo astrale Schopenhauer), ma ancor più profondamente tutto il suo filosofare si potrebbe definire una reazione alla sconcerto e al disorientamento nettuniano, e può essere riportato a un quasi bruniano senso cosmico, se non addirittura a una visione neo-platonica. Nel breve saggio su Conoscibilità e inconoscibilità del mondo misterioso, ad esempio, egli fa derivare il “pratico atteggiamento morale” dalla religione, e la religione dalla “coscienza del legame col cosmo”. Legame che a sua volta si rischiara “nella luce dell’arte” e si “formula nelle verità delle filosofie”. Dunque, si potrebbe dire, il nucleo generatore del suo pensiero è nella coscienza che l’uomo è “circondato e premuto da tutte le forze dell’immenso universo, che operano con le nostre individuali, e le nutrono e ne sono nutrite”, che ogni nostra opera è “in un unico atto, nostra e del Tutto, individuale e universale”, e il presente, l’immanente, è solo il luogo in cui “il vero infinito di volta in volta si condensa”.  In tal senso si può anche argomentare che la sua "religione della libertà” sia un modo di conciliare o fondere il misticismo nettuniano con la religiosità ortodossa, confessionale, a volte dogmatica più propria di Giove (è quel che si è detto di Marx – nel cui tema ritroviamo un identico Nettuno al Medio Cielo - e del carattere mistico e laicamente religioso del suo storicismo, quella palingenesi da cui il nostro fu attratto in gioventù).  Quello di Croce è quindi un Nettuno che non si nebulizza secondo la sua natura, ma, riportato a terra da Saturno, si impiega nella vita etica (Giove) e in quella affettiva (Luna).

La forza della casa IX, infine, in questo tema non ci parla né di viaggi e avventure (semmai di “internazionalità”), né di utopismi astratti, ma piuttosto di una vita che ruota intorno alla “maestà dell’ideale”, alla ricerca dell’elevazione e l’edificazione interiore, moventi della sua ricerca etica e ragion d’essere della sua integrità morale.

 Come si diceva, il secondo elemento portante del tema è rappresentato dalla forte angolarità della Luna, astro yin della passività, della notte, dell’inconscio, dell’immaginazione, dei sogni, della madre, della patria, del passato, della memoria, della storia, situato nel proprio domicilio, il congeniale Cancro, e rafforzato dalla sintopia dell’ascendente nello stesso segno. Sul piano immediatamente caratteriologico, molti tratti lunari erano senza dubbio presenti in Croce, pensatore domestico e casalingo, carattere mite e pacifico, politico moderato e nazionalista. Tuttavia lo specifico lunare lo dobbiamo rintracciare probabilmente in altri elementi, innanzitutto nel suo profondo interesse per la Storia, che diventa per lui in qualche modo il sostituto materno, e nello stesso tempo, o di conseguenza,  il luogo in cui si concretizzano e attualizzano il sentire e il pensare umano.  

Se per Ricoeur (altro Pesci gioviano) nel racconto il Tempo si trasforma in tempo umano, si potrebbe dire che nella Storia, per Croce,  le astratte problematiche filosofiche si incarnano nelle vicende degli uomini, e che dunque l’Etica, l’Economia, la Politica, la Psicologia, l’Estetica sono figlie intellettuali della Madre-Storia.

Attraverso la Storia, la sua “storia pensata”, l’esistere si svolge in una sequenza linguistica, si risolve in discorso, e acquista quel senso che il giovane, inquieto e nettuniano Croce cercava angosciosamente e inanemente. Nella storia del pensiero, troviamo pochi autori con una lunarità così spiccata, e così biologicamente radicata, come quella di Croce, e fra questi colui in cui le caratteristiche dell’astro si sono espresse nella maniera più paradigmatica: il notturno, sentimentale, edipico Proust. Ma Proust, le cui compiaciute nevrosi, svenevolezze e snobismi non potevano essere amati dallo schietto e salutista Croce, impegna infine la sua vita nella stessa operazione intellettuale, quella di produrre il senso dell’esistenza allineandola in una sequenza temporale, di cercare il suo significato nella dimensione del Passato. E se il sentimento, distinto dall’emozione, è infine un effetto, un’impronta psichica della ripetizione e dell’abitudine, possiamo ritenere che l’amore e l’interesse per la Storia derivino in ultima analisi da una disposizione sentimentale nei confronti della vita. E’ questa un’attitudine che non compare prevalentemente negli scritti di Croce, ma che trapela con forza assoluta, radicale, nei rari momenti in cui affida più schiettamente alla scrittura il suo io, ad esempio nel bellissimo frammento de I trapassati. In questo testo, che dal punto di vista psicologico, e dunque ai fini della nostra analisi, si deve considerare decisivo, Croce sembra quasi esortare a un dovere paradossale, anti-economico e anti-adattivo,  a una sorta di tragica follia,  quella di non dimenticare i trapassati ad ogni costo. Ad astenerci da quella elaborazione del lutto che è indispensabile alla vita, senza la quale il trauma dell’assenza e della perdita si fisserebbe nella follia. Questo testo potrebbe essere la chiave per capire quanta importanza assuma la memoria nella sua psicologia, e farci ipotizzare che essa sia il motore invisibile della sua opera, la funzione psichica che agisce al fondo della sua personalità.

Anche in Leopardi, Cancro lunare con la cui opera Croce è in costante dialogo, la memoria agisce con la stessa prepotenza. L’importanza del passato, della storia e della memoria infantile si ripropone ancora in Vico, il pensatore a cui Croce si sentiva forse più legato, nato ugualmente sotto il segno del Cancro, e quella del tempo in Bergson, in cui ritroviamo la stessa angolarità Luna-Giove all’ascendente Cancro. Altro Pesci gioviano è Manzoni, con cui il nostro condivideva, oltre all’amore per la Storia, la tempra di moralista.  Notiamo anche il rapporto emotivo e sentimentale che Croce stabiliva col libro, la letteratura e la Storia, che egli definì come “un cuore nel cuore” pulsante della sua vita, e che gli fu trasmesso guarda caso dalla madre-Luna, perduta troppo presto e sostituita dunque col mondo interiore da lei ereditato.  E la biblioteca in cui si rifugiava, non era un grande, rassicurante utero (Cancro-utero-lago contrapposto a Pesci-oceano)? In questo senso, Croce avrebbe vissuto tutta la vita in un utero per adulti, un utero di linguaggio. Se tutto ciò sia una forzatura lo potranno giudicare gli specialisti del filosofo, ma dal punto di vista astrologico un’analisi crocianamente onesta ci conduce a una lettura di questo tipo. 

Il legame fra gli elementi del tema è assicurato dal rigoroso, razionale, astratto, lento e controllato Saturno, astro del super-io, del tempo e della durata, che forma 2 ampi trigoni con i 2 elementi più significativi di un oroscopo, Sole e Luna, oltre che con Venere.  Saturno è dunque stato in qualche modo lo strumento con cui Croce ha raccolto e imbrigliato la sua latente inquietudine, il mondo degli studi in cui ha infine risolto la sua esistenza. Si tratta peraltro di un Saturno moderato, che si contempera con Giove attraverso gli aspetti alla Luna. Ricordiamo che il sintagma astrale Giove-Saturno è quello che caratterizza ogni costruttore e architetto di pensiero, e chiunque aspiri alla durata e alla strutturazione. Ma anche un altro elemento va ad agire freudianamente in direzione del controllo e l’autodisciplina. Saturno è infatti collocato sulla cuspide della V, casa della vitalità, della sessualità, del piacere, ed esercita dunque su questi ambiti un ferreo controllo, reprimendo pulsioni trasgressive, edonismi, nevrosi e eccessi. Inoltre è in esatta opposizione al primordiale, pulsionale e infero Plutone, e anche questo aspetto ci descrive un conflitto fra razionalità e istinto, che nel complesso del tema non può che andare a scapito del secondo. Si consideri anche che mediamente gli orari di nascita dichiarati sono leggermente sfasati in avanti rispetto a quelli effettivi, e che il plausibile anticipo di una mezz’ora rafforzerebbe ulteriormente Saturno, l’astro più intimamente connesso alla pratica filosofica, andando ad aspettarlo per trigono al punto ascendente.    

 Data la rilevanza che assume nel quadro (congiunto alla Luna, angolare all’ascendente), dobbiamo anche considerare  l’asteroide Cerere, che insieme a Pallade (e altri minori) percorre la fascia “vuota” fra Marte e Giove. Astro legato alla terra, al grano, alla produzione, alla concretezza, Cerere corrisponde a molte delle caratteristiche psicologiche del filosofo, e soprattutto concorre alla declinazione immanentistica del suo pensiero, oltre che all’interesse per l’economia.

Urano, unico pianeta che gira inversamente, significatore dell’individualismo, della differenziazione, della ribellione, dell’indipendenza, della mutazione, nel tema è situato in XII, casa del nascosto ma rilevante in senso quantitativo, in buon aspetto a Mercurio, astro dell’intelletto intuitivo. Il simbolo dunque si esprime in maniera poco manifesta sul piano caratteriale, e ciò corrisponde effettivamente alla sua psicologia del tutto aliena da ribellismo e estremismi, ma si manifesta soprattutto sul piano intellettuale, nel suo rapporto a Mercurio, concorrendo insieme ai valori di IX casa a produrre il suo culto della libertà e dell’indipendenza, che tanto peso ha avuto nel definire l’immagine del Croce pubblico e “civile”. L’inquieto Marte in Acquario rafforza il senso dell’indipendenza, tuttavia i significatori dell’aggressività, intesa in senso ampio e psicanalitico,  sono tutti piuttosto deboli nel tema, e le polemiche in cui egli incorse sono da considerare probabilmente soprattutto un effetto secondario e involontario del suo rigore e integrità intellettuale.

 La stretta congiunzione del Sole a Venere, e quella a Mercurio, oltre che rimandare ai suoi interessi estetici, ci descrivono un’affettività intensa, ma quasi del tutto idealizzata e intellettualizzata. Venusiano, e soprattutto lunare, è naturalmente anche il suo approccio alla letteratura e alle arti, e la sua idea del gesto estetico come pura intuizione e atto immaginativo, che ha radici in Vico e De Sanctis. Come quella dell’altro filosofo lunare Bergson, che fu addirittura Nobel, e di molti altri figli di Selene , ad es. il Pesci con Luna dominante Galileo, la sua prosa presenta d’altronde indubbie qualità letterarie. La famosa e spesso deprecata griglia poesia-non poesia è un altro aspetto del suo anti-intellettualismo e anti-concettualismo, e corrisponde al suo bisogno emotivo di compenetrazione emotivo-affettiva col testo.

L’aspetto fisico arrotondato, linfatico, placido, i modi austeri ma affabili, ben corrispondono  all’ascendente lunare. Dal punto di vista della salute, il segno dei Pesci rimanda da un lato ai problemi psicosomatici di cui soffrì in gioventù, dall’altro, corrispondendo ai piedi,  alla zoppia conseguente al terremoto di Ischia; Giove dominante dispositore della casa VI è in relazione invece con gli insulti circolatori che lo colpirono in vecchiaia.

 Il senso cosmico pescino, si potrebbe concludere, si esprime in Croce in varie forme,  nella latitudine della sua visione e dei suoi interessi, nell’empatia che lo lega alla storia e alle sorti dell’umanità, nella consonanza avvertita nei confronti dei suoi simili, e più sotterraneamente e profondamente, forse,  in quel sentimento cosmico e universale che agisce come nucleo generatore del suo pensiero.


Commenti

Post più popolari